Qualche giorno fa Elon Musk ha comunicato con un tweet di avere in mente un progetto per togliere Tesla dalla borsa e di aver anche reperito i fondi per l’operazione. Apriti cielo, si è scatenato un putiferio, il prezzo del titolo si è impennato improvvisamente attirando l’attenzione degli investitori, della stampa e della SEC che ha aperto un indagine. La Securities and Exchange Commission sembrerebbe orientata ad accertare eventuali violazioni riguardanti le informazioni al mercato e la turbativa del prezzo del titolo. A Musk viene contestato il metodo troppo superficiale di comunicazione al mercato dovuto all’utilizzo di un social network non idoneo a fornire adeguatamente tutti i dettagli di un’eventuale operazione. A questa si è aggiunta un’ulteriore indagine focalizzata sulle dichiarazioni riguardanti la produzione della model 3 che ha fatto tanto preoccupare gli investitori e sulla quale si erano concentrate le aspettative di fare cassa qualora raggiungesse il target previsto. Su questo argomento Musk rispose seccato ad un giornalista durante la conferenza stampa per la presentazione della trimestrale definendo le domande sulla liquidità di Tesla “noiose”.

Musk è poi corso ai ripari scrivendo un lungo post sul blog di Tesla dove ha illustrato i dettagli e dichiarando fra le altre cose che l’operazione di delisting sarebbe da concludersi a 420 dollari e che quindi dovrebbe reperire 80 miliardi di dollari, bruscolini. Ma chi potrebbe finanziare un’operazione di tale portata? Al momento Musk parla dei sauditi che con il fondo sovrano Pif hanno i numeri per portare a termine il progetto e che hanno già in portafoglio tra il 3 e il 5% del capitale.

In rete ho trovato un interessante articolo su Avvenire di Pietro Saccò Musk sta diventando il problema di Tesla di cui non condivido appieno la visione di un Musk ormai diventato il problema di Tesla. Saccò ha però il grande pregio di concludere con una interessante riflessione sul brand e il danno di immagine: una Tesla in mano al regime saudita non sarebbe certamente la stessa Tesla di un ragazzone venuto dal niente e divenuto uno dei più fertili e visionari imprenditori dei nostri tempi, oggi quasi venerato dai suoi clienti. Io per primo, tifoso ed appassionato del brend e dei suoi prodotti, una Tesla così non la comprerei.

Fino ad oggi la forza di Musk è stata questa: fiducia incondizionata della sua clientela. Una fiducia così profonda che al lancio della model 3 Tesla aveva ricevuto, in soli tre giorni, mezzo milione di ordini che con un anticipo di 1000 dollari ha fatto incassare a Musk mezzo miliardo solo per aver presentato un modello, record assoluto nel mondo dei motori. per poter incassare tanti soldi altri dovrebbero fare un aumento di capitale.

Lo avevo scritto il 6 gennaio 2017 in un post dal titolo faccio tifo per lei dove avevo anche ipotizzato un rialzo parabolico che avrebbe portato Tesla verso i 500 dollari. Oggi dopo le dichiarazioni di Elon Musk le carte in tavola sono cambiate, ora c’è da fare i conti con il prezzo di 420 dollari a fare da tappo ed è difficile pensare che il titolo possa performare di più di quel livello.

Quali potrebbero essere i tempi dell’operazione? E’ molto probabile che tutto si consumi entro il 2019 data che consentirebbe a Musk di risparmiarsi parecchie incombenze burocratiche legate alla permanenza sul listino. Il grafico settimanale che ho elaborato confermerebbe le date visto che sia il supporto che la resistenza primarie convergono in area 420 dollari all’inizio del 2020. Fino ad allora il titolo sarà in balia della volatilità.

Buon trading a tutti.

grafico Tesla - chart

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.